Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

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Cascellore (Bunias erucago L.)

Cascellore

Etimologia: Il primo termine del binomio deriva dal greco bounias, nome con il quale si indicava una sorta di rapa provvista di lunghi peli. Tuttavia, è anche probabile che il termine derivi da buonòs: collina, per indicare l’ambiente tipico della pianta. Il secondo termine sta ad indicare la somiglianza morfologica con la Rucola (Eruca sativa Miller).

Descrizione: Pianta erbacea annuale alta fino a 80 cm e provvista di una leggera peluria. E’ caratterizzata da una rosetta di foglie basali (che compare all’inizio dell’inverno) pennatosette, con lembo profondamente inciso in lobi triangolari a margine irregolarmente dentato. All’inizio della primavera, dal centro della rosetta si sviluppa un fusto eretto, ramoso in alto, con foglie oblungo-spatolate aventi il margine disordinatamente dentato. I fiori sono piccoli, tetrameri, con petali di colore giallo. I frutti sono piccole siliquette, lunghe ca. 1 cm, con un becco centrale a 4 ali laterali irregolarmente dentate. Durante la maturazione dei frutti le foglie basali iniziano a disseccarsi e successivamente scompaiono.

Ambiente: La specie, che cresce dal livello del mare fino ai 2200 m di altitudine, è comune in tutto il territorio etneo, sia negli incolti sia nelle colture, in particolare nei vigneti, ma non forma mai densi popolamenti.

Parte utilizzata: Le parti commestibili della pianta sono le foglie basali che si raccolgono durante l’inverno appena compaiono, poichè successivamente, quando si forma lo scapo fiorale, non sono più appetibili. Le rosette si identificano facilmente per la tipica forma delle foglie.

Uso: Le foglie si fanno lessare e poi si condiscono con olio. Il loro sapore ricorda quello del Cavolo e del Cavolicello, ma di quest’ultimo non ha il tipico gusto amaro.

Commercio: Inesistente.

Diffusione: Il Cascellore è un erbaggio conosciuto in tutta Italia (CORSI & PAGNI, 1979a). In diverse regioni, come in Lombardia, Toscana e Puglia, si mangia anche crudo in insalata (POLUNIN & HUXLEY, 1968). In genere, però, si utilizza bollito, saltato in padella o aggiunto alle minestre (POMINI, 1956). Una minestra assai nota, preparata con riso e fagioli, è detta, in Lombardia, ris e barland. (BIANCHINI & al., 1973; CORBETTA, 1991). Nell’Italia settentrionale si rinviene una specie affine, il Cascellore orientale (Bunias orientalis L.) anch’essa usata come verdura. In varie parti della Penisola sia il Cascellore comune che il Cascellore orientale sono oggetto di coltivazione specializzata e sono presenti, in quantità rilevante, nei mercati cittadini (ARIETTI, 1974).

Notizie:

Ricette: Lessi