Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

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Cavolicello (Brassica fruticulosa Cyr.)

Cavolicello

Etimologia: Il primo termine del binomio è il nome con cui i Latini indicavano il Cavolo (Brassica oleracea L.); esso deriva dal celtico bresic (o brassic) con lo stesso significato; il secondo deriva da frutex, -icis in riferimento all’aspetto arbustivo della pianta.

Descrizione: Pianta annuale, raramente bienne, con fusto legnoso alla base, più o meno suffruticoso che conferisce un caratteristico aspetto arbustivo. Le foglie basali, lievemente cerose e di colore verde-glauco, sono lunghe 5-12 cm, disposte in rosetta, lirate, con lobo apicale intero o profondamente inciso e 2-4 coppie di segmenti laterali più piccoli; quelle caulinari sono ridotte o quasi assenti. La pianta, che non supera i 60 cm di altezza, produce, tutto l`anno, fiori con sepali violacei e petali giallo-limone.

Ambiente: E’ una specie diffusa nelle aree che si affacciano sul Mediterraneo centro-occidentale. In Italia è presente nelle regioni centro-meridionali dove non è uniformemente distribuita. Tale ineguale ripartizione geografica è dovuta principalmente alla preferenza della pianta per i suoli silicei. In Sicilia si riscontra quasi esclusivamente sui suoli cristallini dei Peloritani, sulle vulcaniti di alcune isole minori (Linosa, Ustica, Eolie) e sull`Etna dove è largamente diffusa, dal livello del mare fino a 1200 m. La pianta cresce un po’ ovunque, prediligendo, tuttavia, in modo particolare i vigneti; si trova con una certa abbondanza anche nei pometi; l’uso eccessivo di diserbanti in queste colture sta, però, determinandone la progressiva scomparsa.

Parte utilizzata: Si raccolgono, tipicamente, i giovani getti delle piante adulte; qualche volta anche le foglie tenere oppure l`intera pianta appena germinata. L`erborinatore inesperto può confondere il Cavolicello con un altro erbaggio simile nella forma, il Rapastrello (Raphanus raphanistrum L.) che ha le foglie più ruvide.

Uso: Il Cavolicello è la verdura 'regina' del territorio etneo. Conosciuta ed apprezzata dalla popolazione locale (rurale e cittadina) viene attivamente raccolta dall`autunno alla primavera. Addirittura si allestiscono per essa anche sagre paesane (ARCIDIACONO, 1992b). Le parti commestibili devono essere cotte in abbondante acqua (meglio se di cisterna), quindi strizzate fra due piatti per eliminare l’acqua di cottura e condite con abbondante olio di oliva. L’uso più appropriato, tuttavia, è come contorno alla salsiccia cotta alla brace. Questa verdura ha un gusto deciso, inconfondibile e gradito al palato; esso è dovuto ad un eteroside sulfonato che è una sostanza aromatica.

Commercio: Quest`erbaggio è abbastanza venduto sia nei grossi centri che nei paesi minori. Di norma si trova presso gli ambulanti, ma talora anche nei negozi di frutta e verdura. Si tratta ovviamente di un commercio minore; ma nel territorio etneo sono molte le persone, dette i caliciddara, che praticano questa attività commerciale. Il termine dialettale caliciddara (o qualiciddara) è attribuito anche, in senso più generale, a tutti coloro che raccolgono verdure selvatiche a fine di lucro. Il termine quindi ha il significato di erbaiolo. A proposito della commerciabilità di questa pianta c’è da fare un`ultima annotazione. In qualche centro etneo alcuni contadini si sono messi a coltivare quest`erbaggio, che vendono con un certo profitto.

Diffusione: In Italia, l’uso alimentare del Cavolicello non è riportato da nessun manuale di fitoalimurgia, né da testi che si occupano delle verdure spontanee. Ciò è dovuto, principalmente, alla sua circoscritta distribuzione geografica, come prima accennato. Tuttavia nelle aree dove è presente viene utilizzato dalle popolazioni locali. In Sicilia, oltre che sull’Etna, si consuma in altri territori dove è noto con peculiari denominazioni locali, a Ustica è chiamato Rapudda, a Linosa Rapuzzra, nelle Eolie Rapuddu e nei Peloritani Cavuliceddu.

Notizie: - Sulla denominazione volgare Poiché la distribuzione della specie è quasi esclusiva dell’Italia meridionale, frammentaria e localizzata in particolari distretti, sono noti diversi nomi dialettali che, tra l’altro, cambiano da un luogo all`altro. Oltre a quelli siciliani, già citati, ricordiamo quello napoletano, Friarello e quello in uso a Ischia, Rapiciolla. Manca pertanto quello volgare italiano. Assegnare, quindi, il nome volgare a questa specie ha comportato una certa difficoltà. D’altronde i nomi che tutti i vocabolari siciliani riportano alla voce Cauliceddu e Cavuliceddu, quali Colza (BUNDI, 1857; TRAINA, 1868; MACALUSO, 1875; MORTILLARO, 1876; NICOTRA, 1883; PICCITTO-TROPEA, 1977-90), Cavolino campestre (NICOTRA, 1883, NICOTRA-D`URSO, 1922) Cavolo perfilato (TRAINA, 1868; MORTILLARO, 1876; NICOTRA, 1883), Cime amarelle (TRISCHITTA-MANGIO`, 1925), Erba albertina, Ravastrello (PICCITTO-TROPEA, 1977-90), Senapaccia (TRAINA, 1868, PICCITTO-TROPEA, 1977-90) non possono essere presi in considerazione per le seguenti ragioni:
1) non si riferiscono a Brassica fruticulosa;
2) alcuni di essi sono stati coniati ex novo senza alcuna derivazione da parlate locali;
3) alcuni ancora, come Colza e Ravastrello, sono termini attribuiti, nella lingua corrente, anche ad altre specie (Navone, Rapa, e Rapastrello).
PROVITINA (1990) chiama questa specie Brassica, nome da scartare per la sua genericità, mentre PIGNATTI (1982), seguito da BRANCA (1991), propone Cavolo rapiciolla; il primo termine è la traduzione di Brassica e il secondo è il termine dialettale ischiano. Lo scrittore siciliano Ercole Patti nel romanzo Un bellissimo novembre cita questo erbaggio con il nome di 'Cavolicello' facendolo ovviamente derivare dai nomi in uso nel territorio etneo, tutti col significato di 'piccolo cavolo'. Si ritiene, pertanto, che Cavolicello sia il termine volgare più idoneo a indicare Brassica fruticulosa per diversi motivi: è tratto da un termine localmente in uso; è diffusamente adoperato in gran parte del territorio etneo; si riferisce ad un erbaggio di largo impiego e ritenuto abbastanza pregiato.
- I Derelitti e i Cavolicelli: La presenza, in natura, abbondante e gratuita del Cavolicello, come pure delle altre verdure spontanee, è rimarcata dal detto siciliano: irisinni a cauliceddi; esso si riferisce ai derelitti che, non avendo denaro, per procurarsi il cibo possono andare solo a raccogliere verdure selvatiche.

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