Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

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Crespigno comune (Sonchus oleraceus L.)

Crespigno comune

Etimologia: Il primo termine del binomio ha origini antichissime; nella lingua greca del III secolo a. C. esisteva già un vocabolo sogkos che si riferiva a una sorta di Cardo, non identificato, esistente nell`area mediterranea. Linneo ne recuperò la denominazione, attribuendola al Crespigno. Il secondo termine significa 'pianta mangereccia'.

Descrizione: Pianta annuale, alta fino ad 1 m, con fusto cavo e cedevole, molto ramificato e provvisto di foglie molli, grassette, glabre, glaucescenti, grossolanamente lobato-partite con lobi a margine finemente dentato. I fiori, di colore giallo, sono riuniti in capolini disposti in cime corimbiformi. I frutti sono acheni oblunghi con 3 coste longitudinali munite di spine.

Ambiente: Il Crespigno si rinviene dal livello del mare fino alle zone medio-montane, a 1500 m di quota, dove cresce nei coltivi concimati, negli orti, sui muri e lungo i bordi delle strade, anche urbane. In tutte le città e i paesi circumetnei, il Crespigno si rinviene frequentemente ai lati di molte vie, nei parchi, nelle aiuole spartitraffico e perfino nelle crepe delle pareti delle case. Si tratta di una pianta cosmopolita che occupa un terzo della superficie delle terre emerse. La sua invadenza nelle colture è tale che viene considerata pianta infestante (HÄFLINGER BRUN-HOOL, 1981).

Parte utilizzata: Si raccoglie l`intera pianta quando è ancora giovane e, a maturità, i getti novelli del fusto; è possibile prelevare anche il fusto quando è ancora giovane e tenero. Tutta la pianta, come altre cicoriee, contiene un latice bianco (per questo volgarmente chiamata Lattarolo) assolutamente innocuo.

Uso: Il Crespigno è un erbaggio a rapida cottura, di rado utilizzato singolarmente come pietanza; esso è, invece, considerato classica verdura per le mesticanze. Il suo sapore dolciastro serve ad attenuare il tono amarognolo di altri erbaggi, come la Costolina o l`Amarago. In qualche località, quali Ragalna, Linguaglossa, Maletto, si usa consumarlo anche crudo, in insalata; si adoperano soprattutto i fusti cavi, anche se grossi, particolarmente saporiti.

Commercio: Il Crespigno lo si trova assai frequentemente presso gli erbaioli ambulanti, mescolato ad altre verdure (ad esempio Caccialepre, Lattugaccio, Costolina, ecc.) con cui si preparano i mischigghi, ossia le mesticanze.

Diffusione: Quest`erbaggio gode di una grande popolarità in varie zone dell`Italia, anche se ovunque è considerato una verdura minore. In varie località del Bresciano, in Toscana e nel Montefeltro il Crespigno si utilizza cotto, nelle miscellanee di verdura (come nel nostro territorio) o per minestre e zuppe, come pure crudo, in insalata (CORSI & PAGNI, 1979b).

Notizie: - Verdure simili: Una pianta edule assai simile al Crespigno comune è il Crespigno spinoso (Sonchus asper (L.) Hill., per la quale si rimanda alla sheda relativa. Nel territorio etneo, come d'altronde in tutta la Sicilia, si trova un'ulteriore specie, il Crespigno sfrangiato (Sonchus tenerrimus L.). Stranamente le popolazioni locali non discriminano quest’ultima pianta che confondono sia con il Crespigno comune sia con quello spinoso, sebbene essa si differenzi marcatamente per la morfologia delle foglie, profondamente incise (pennatosette) anziché lobate.
- Succedaneo del caffè: In passato, in varie parti d`Italia (ma non nel territorio etneo), un surrogato del caffè veniva ricavato sia dal Crespigno comune che dal Crespigno dei prati (Sonchus arvensis L.), assente in Sicilia; a tale scopo si prelevavano le radici che venivano torrefatte e macinate.
- Le radici del Crespigno dei prati, secondo alcuni autori (Decó & Volonté, 1991; Campolini 1985) si consumano anche come piatto di verdure, lessate e condite con olio e limone oppure saltate al burro.

Ricette: Mesticanze Insalate