Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

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Malva (Malva sylvestris L.)

Malva

Etimologia: Il primo termine del binomio è il nome con cui i Latini designavano la pianta, conosciuta sin d’allora per la sua commestibilità e per le sue proprietà medicinali; esso discende dal greco malasso = ammollisco, per le proprietà emollienti. Il secondo termine deriva dal latino con il significato di “selvatico, non coltivato”, in riferimento alla spontaneità della specie.

Descrizione: Pianta erbacea, annuale o bienne, con fusti legnosi alla base, prostrato-eretti, ispidi. Le foglie sono lungamente picciolate, a lamina pentagonale, le inferiori con 5 lobi dentellati, profondamente laciniate le superiori. In primavera, all’ascella delle foglie superiori, si sviluppano fiori appaiati, piuttosto appariscenti, con petali bilobi, rosei o roseo-violetti venati di viola. I frutti sono schizocarpi globosi, costituiti da mericarpi appiattiti e reticolati sul dorso con margini leggermente dentati.

Ambiente: La Malva è comunissima nei terreni incolti e in tutti i suoli ricchi di nitrati, lungo le strade, negli orti e nei pressi delle abitazioni. Sovente viene attaccata da un fungo, la ruggine della Malva (Puccinia malvacearum Mont.), che produce vistose macchie di colore bruno-rossastro sulle foglie e sul fusto.

Parte utilizzata: Si raccolgono le cime delle piante giovani oppure le foglie tenere delle piante adulte, privandole però del lungo picciolo, fibroso e duro. Tale raccolta va effettuata in pieno inverno, prima che vengano emessi i fiori, evitando i soggetti colpiti dalla ruggine che hanno sapore sgradevole.

Uso: I getti giovani e le foglie si mangiano lessati e poi conditi con olio, sale e aceto. I composti glucidici di cui la pianta è ricca impartiscono all’alimento un gusto dolciastro, non gradito a tutti i palati, nonché un blando effetto lassativo. Nel territorio in esame, l`impiego gastronomico della Malva non è molto praticato, ma si riscontra solo in aree ristrette, dove peraltro sta cadendo in disuso. Molte delle persone intervistate hanno confermato che, in passato, tale tradizione alimentare era più viva e diffusa. In tutte le località indagate, la pianta è, invece, assai nota per le sue virtù officinali. Si preparano decotti delle foglie e infusi dei fiori che sembra abbiano azione antinfiammatoria, emolliente e anticostipatoria per la presenza di mucillagini, resine, pectine e altri principi attivi. La popolazione locale non fa discernimento fra le diverse specie del genere Malva, nonché di generi affini, presenti nel territorio; vengono, infatti, raccolte indiscriminatamente insieme alla Malva sylvestris, anche M. cretica Cav., M. nicaeensis All., M. parviflora L. e Lavatera cretica L. Tale confusione non costituisce alcun pericolo perché tutte queste specie sono commestibili ed officinali (QUINCHE e BOSSARD, 1991).

Commercio: Nessun riscontro né notizie in merito.

Diffusione: L`impiego alimentare della Malva nel resto d`Italia ha un’antica tradizione, al pari dell`utilizzazione della pianta per fini terapeutici. Di pietanze a base di Malva ne parlava, nella Magna Grecia, addirittura Pitagora e, nella Roma imperiale, Cicerone riferiva in una sua “Epistola” di avere abusato di un pasticcio di Malva. Anche Orazio, nelle “Odi” diceva di essersi nutrito di Olive, Cicoria e Malva, così come Marziale decantava intingoli fatti a base di questo erbaggio LIEUTAGHI, 1974; PRESS et al. 1983). Nel Medioevo assai apprezzati erano il pane e le focacce alla Malva. Al giorno d`oggi, in tutta la Penisola, la Malva ha un interesse alimentare abbastanza marcato, certamente più che nel nostro territorio. In genere si usano le foglie giovani e i nuovi getti, ma sono ricercati anche i fiori, particolarmente quando sono in boccio. Queste parti della pianta si consumano sia cotte che crude (quest`ultima usanza da noi assolutamente sconosciuta). Cotte, vanno lessate appena, in poca acqua (altrimenti diventano una massa mucillaginosa poco appetibile), si strizzano bene e si condiscono con olio, pepe e limone oppure si passano in padella come gli spinaci. Sono anche usate come ingredienti di minestre e minestroni di ortaggi vari, ai quali impartiscono un carattere “vellutato”, in virtù delle mucillagini in esse contenute (TOCCI, 1986). Fra queste minestre di Malva abbastanza nota è la “Melokhia egiziana” che si prepara tagliando le foglie molto sottili, bollendole nel brodo di carne e aggiungendo un soffritto di aglio, coriandolo, pepe e sale. La Melokhia si può servire da sola o come base per fare un risotto (PILOTTO e FRANCONERI, 1993; URQUHART, 1982). . Foglie tenerissime e fiori di Malva, misti ad altri erbaggi primaverili, tutti crudi, sono ottimi ingredienti per saporite insalate. I fiori, oltre a decorare le pietanze, sono utilizzati per aromatizzare. Dai fiori secchi si ottiene un infuso detto “té di Malva” (BOSSO, 1992).

Notizie: - Un rimedio per le punture degli insetti Un’usanza, sconosciuta in Sicilia ma riportata da diversi manuali di etnobotanica (RIGHI-PARENTI, 1985; DECÓ e VOLONTE`, 1991; PRESS et al., 1983) è l’azione benefica della linfa della Malva nelle punture di api e vespe, che si realizza spremendo il succo delle giovani foglie direttamente sulla parte offesa oppure masticandole e ponendo il bolo su di essa. Sembra che tale pratica faccia parte delle tradizioni proprie degli apicoltori. - I panuzzi du Signuri A Belpasso è usanza mangiare crudi, per passatempo, i frutti ancora teneri della Malva, i quali ricordano nell’aspetto piccole ciambelle di pane (larghe ca. 1 cm) e per questo vengono detti panuzzi du Signuri (panetti di Gesù).

Ricette: Lessi