Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

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Pratolina (Bellis perennis L.)

Pratolina

Etimologia: Il primo termine del binomio è il nome latino con cui, in generale, venivano indicate le margherite; esso deriva da bellus = grazioso, leggiadro, in riferimento al delicato aspetto dei capolini. Il secondo termine allude alla pluriannualità della pianta.

Descrizione: Piccola pianta erbacea perennen provvista di una robusta radice fittonante e di una rosetta di foglie basali aderente al suolo. Dal centro della rosetta emergono, quasi tutto l`anno, scapi semplici, afilli, pubescenti, alla cui sommità si sviluppa un capolino costituito da fiori esterni ligulati, bianchi, arrossati di sotto durante l’inverno, e fiori interni tubulosi, gialli.

Ambiente: La Pratolina cresce abbondantissima nei coltivi e negli incolti, dal livello del mare fino a ca. 2000 m di altitudine.

Parte utilizzata: Nel nostro territorio si usa consumare le foglie tenere della rosetta basale, altrove anche i fiori.

Uso: Nel territorio etneo, l’impiego alimentare è noto solo per la località di Linguaglossa, dove peraltro è attualmente in disuso. Si usava raccogliere le giovani foglie dell`Erba di primu ciuri per condire le minestre di legumi, nelle stagioni dell`anno in cui non crescevano altre verdure. Era, dunque, una pratica di ripiego, dovuta anche all’abbondante presenza della pianta nei noccioleti di questa località.

Commercio: Nessun riscontro né notizie in merito.

Diffusione: Contrariamente al limitato uso alimentare della Pratolina nel territorio etneo, questa pianta è citata in quasi tutti i manuali di fitoalimurgia per la popolarità che ha nel resto d`Italia. Le giovani rosette fogliari vengono consumate sia cotte che crude. Cotte si fanno lessate come ingrediente di zuppe e minestre oppure come piatto di verdura; si fanno anche saltate in padella come ripieno di particolari focacce oppure frullate per salse adatte ai brasati di carne. Crude si consumano ancora tenere in insalata oppure si aggiungono alle insalate miste per insaporirle (POMINI, 1959). I capolini si mangiano interi, se piccoli, o separando i fiori del raggio e del disco, se grandi. Servono per preparare insalate di stagione e per stufati di carne con verdure (QUINCHE e BOSSARD, 1991). Indipendentemente dalla commestibilità, i capolini della Pratolina possono servire per decorare pietanze di vario tipo.

Notizie: - Sul nome Bellide. Il termine generico Bellis e quello volgare Bellide è legato al mito greco secondo il quale la ninfa Bellide, una Danaide, danzando con il suo amante, Efigeo, suscitò il desiderio di Vertumno, guardiano della primavera, il quale, in preda alla bramosia, si avventò sulla coppia. Efigeo, in difesa di Bellide, si scagliò contro il dio, ma ebbe la peggio; Bellide, allora, per sfuggire alle brame dell`aggressore, si tramutò in margherita (BELLI, 1993).

Ricette: Minestre