Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

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Pungitopo (Ruscus aculeatus L.)

Pungitopo

Etimologia: Il primo termine del binomio è il nome con cui gli antichi Romani chiamavano la pianta. il secondo si riferisce alla presenza cladodi appuntiti e pungenti.

Descrizione: Pianta erbacea perenne fornita di un robusto rizoma da cui si dipartono fusti legnosi, eretti, alti fino a 1 m, semplici alla base ma riccamente ramificati verso l`alto. Le vere foglie sono estremamente ridotte e caduche; la loro funzione è svolta da particolari rami appiattiti che prendono il nome di cladodi. Questi, lunghi 2-4 cm, hanno forma ovato-oblunga e terminano all’apice con una spina pungente. I fiori, unisessuali su piante dioiche, si formano sulla pagina superiore dei cladodi e sono piccoli e verdastri. Il frutto è una bacca globosa, di colore rosso, che persiste lungamente sulla pianta.

Ambiente: E’ una pianta caratteristica dei boschi di leccio (Quercus ilex L.) e di caducifoglie, comune in tutto il territorio, particolarmente al Sud, dal livello del mare fino a ca. 1400 m d’altitudine.

Parte utilizzata: Si raccolgono i nuovi getti (turioni) di colore bruno-violaceo che, in primavera, emergono dal terreno fra gli spinosissimi rami degli anni precedenti.

Uso: I turioni del Pungitopo si consumano come gli Asparagi selvatici o coltivati, ma hanno un sapore più amarognolo e richiedono un maggior tempo di cottura. Per allontanare l`eccesso di sostanze amare si suole cuocerli in abbondante acqua. Una volta lessati, si mangiano conditi con sale, pepe, olio e succo di limone oppure si usano come ingredienti per le frittate.

Commercio: Nel territorio etneo i turioni di Pungitopo non sono ricercati al punto tale da indurne la commercializzazione; nei rari casi in cui questo avviene, essi sono venduti a mazzetti, come gli asparagi.

Diffusione: La fortuna di questo erbaggio nella cultura gastronomica delle diverse regioni d`Italia è varia. In Lombardia, i getti del Pungitopo sono considerati una leccornia e vengono venduti in mazzetti presso i fruttivendoli a prezzi assai più elevati di quelli degli Asparagi coltivati e dello stesso Asparago pungente. Di contro, in Puglia, i turioni del Pungitopo sono tenuti in minor pregio rispetto a quelli degli Asparagi selvatici; sicché in questa regione essi sono poco ricercati dagli erborinatori.

Notizie: - Sull`etimologia dei nomi volgari Il nome volgare Pungitopo e affini (Pungiratto, Piccasorci, ecc.) derivano dalla pratica agricola (non attuata nella regione etnea) di disporre una corona di rami secchi di questa pianta ai piedi degli alberi da frutta per evitare che su di essi salgano i topi; analogo uso viene fatto nelle case di campagna del Veneto, dove ramaglie di Pungitopo vengono fissate ai piedi dei tavoli e delle dispense oppure nelle scaffalature sulle quali si allevano i bachi da seta. Il nome Brusco e derivati (Bruscolo, Bruscanza, ecc.) alludono al sapore amarognolo dei turioni; infatti 'brusco' si dice di cibo o persona aspra ma non sgradevole. - Sui nomi dialettali L`appellativo Sparacogna dato al Pungitopo costituisce un caso isolato nel panorama lessicale dell`Isola. Vari lessicografi ed etnobotanici (TRAINA, 1868; MORTILLARO, 1876; NICOTRA, 1883; NICOTRA-D’URSO, 1922; PENZIG, 1924; PITRè, 1939; ROLHFS, 1977; PIGNATTI, 1982; PROVITINA, 1990; POLI MARCHESE, 1991) riportano, infatti, la corrispondenza Sparacogna = Asparago pungente, mentre viene solo annotata la correlazione tra Spinapulici (e simili) e Pungitopo. A proposito di Spinapulici, PITRè (1939) ipotizza la glossogenesi del vocabolo, citando una credenza siciliana secondo la quale i rami di questa pianta “legati a piccoli mazzi si mettono sui pavimenti delle case perché si crede che facciano morire le pulci” (pulce = pulici). - L`impiego come scopa In varie regioni d`Italia i rami di Pungitopo sono adoperati per confezionare rustiche scope (PILOTTO e FRANCONERI, 1993). . Questo impiego è ancora vivo a Maletto dove con la pianta in questione si fanno le ramazze usate dalla Nettezza Urbana. Sempre a Maletto, le scope di Pungitopo venivano usate, con il nome di livigghia, per pulire l`aia dopo la trebbiatura, quando questa si faceva con il mulo. In altre parti d`Italia, e fuori dal nostro Paese, le scope di Pungitopo erano adoperate dagli spazzacamini per pulire le canne fumarie. - L`addobbo natalizio I rami di Pungitopo provvisti delle bacche rosse si regalano durante le feste natalizie e di fine anno con significato beneaugurale. Tale uso, purtroppo, è degenerato in un commercio incontrollato che sta provocando un depauperamento delle popolazioni, specialmente in quei territori dove il Pungitopo non è abbondante. Per questo motivo alcune regioni (Liguria, Lombardia e Trentino-Alto Adige) hanno emanato severe disposizioni per limitarne la raccolta. - Le bacche rosse La presenza di bacche rosse porta, alle volte, a confondere la pianta in questione con l`Agrifoglio (Ilex aquifolium L.), un arbusto sempreverde a foglie spinose e munito anch`esso di bacche rosse, che viene impropriamente chiamato Rusco o Pungitopo ed è impiegato durante le feste natalizie con lo stesso significato del Pungitopo. Le bacche di Pungitopo e quelle simili dell`Agrifoglio sono velenose e la loro ingestione può causare convulsioni. - Succedaneo del caffè I semi del Pungitopo, in tempi di magra, sono stati usati come succedanei del caffè dopo opportuna tostatura (CHIEJ-GAMACCHIO (1990). Da qui la strana denominazione di Caffè siciliano che viene data alla pianta. - Coltivazione Nelle zone della Penisola dove il Pungitopo è poco diffuso, esso è sottoposto a pratiche colturali. In alcuni casi viene coltivato a scopo ornamentale nei giardini per siepi e bordure. In altri casi gli erbaioli intervengono sulle piante selvatiche effettuando una sorta di forzatura, sfoltendo i cespugli o, addirittura, bruciandoli; in tal modo si favorisce una più precoce e copiosa produzione di turioni.

Ricette: Lessi Frittate