Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

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Rapastrello (Raphanus raphanistrum L. ssp. raphanistrum )

Rapastrello

Etimologia: Il primo termine del binomio è il nome con cui i Greci e i Latini chiamavano il Ravanello coltivato (R. sativus L. var. sativus); esso si può considerare derivato dal greco 'raphys' = rapa oppure da 'raphis' = rafide, ago, in riferimento alla forma allungata e sottile della radice. Il secondo ha uguale origine con l’aggiunta del suffisso astrum usato in latino con valore riduttivo, per indicare in questo caso la pianta selvatica.

Descrizione: Pianta erbacea annuale, molto ramificata e ispida, dotata di una radice gracile e sottile e foglie inferiori lirato-pennatosette con segmento terminale slargato, le superiori ovali-lanceolate, dentate. Da marzo a giugno, produce fiori bianchi, venati di violetto. I frutti sono silique provviste di tipiche strozzature fra un seme e l`altro.

Ambiente: Il Rapastrello è diffuso su tutto il territorio italiano, dove cresce dal livello del mare fino a ca. 1000 m di altitudine negli incolti e nei coltivi, soprattutto quelli seminativi.

Parte utilizzata: Si raccolgono le cime (spicuneddi), le foglie ed il colletto (zona tra radice e fusto). Allo stadio giovanile il Rapastrello può essere confuso con altre giovani verdure mangerecce, quali il Cavolicello (Brassica fruticolosa Cyr.) e la Senape canuta (Hirschfeldia incana (L.) Lagreze-Fossat). Quest’ultima, detta in dialetto 'Amareddu', normalmente non cresce su terreno vulcanico, ma nelle zone di confine coi terreni sedimentari, dove i due erbaggi possono coesistere, la confusione è frequente per la notevole somiglianza; in certe località, difatti, l’ Amareddu è chiamato anche 'Razza marrali'.

Uso: Tutte le parti del Rapastrello hanno un tipico sapore piccante che conferisce alla verdura un “carattere” deciso, attributo, però, non gradito a tutti. Le cime e le foglie più tenere si preparano saltate in padella e costituiscono un classico contorno per la salsiccia, così come avviene con il Cavolicello. Le stesse parti dell`erbaggio si preparano anche lessate e condite con olio. In qualsiasi modo venga cucinato, il Rapastrello è, tuttavia, considerato una verdura più rustica dell`affine Cavolicello; da qui il detto popolare a razza non fa cauliceddi, alludendo a una persona grossolana che non ha speranza di divenire raffinata oppure a una stirpe infima che inevitabilmente resta tale. Il colletto, abbastanza tozzo, si prepara tranciando la pianta alla radice e troncando le foglie verso la base; si ottiene così un torso che si consuma crudo insieme alla salsiccia, come si fa con i Ravanelli.

Commercio: Nessuna notizia né riscontro in merito.

Diffusione: In varie parti dell`Italia il Rapastrello è considerato pianta mangereccia, anche se rustica. Le foglie si utilizzano allo stesso modo degli spinaci, le radici come il ravanello (CORSI e PAGNI, 1979a). Anche le foglie crude, con aggiunta di olio, aceto e sale, sono un buon condimento in cucina (POMINI, 1959). Nel Montefeltro, con questa verdura si prepara la “pasta verde”, prelevando le foglie crude più tenere, tagliandole e mescolandole a lungo con la pasta appena scolata, aggiungendo olio d`oliva e formaggio grattugiato. Nel Lazio il Rapastrello è tenuto in gran considerazione e sovente si rinviene nei mercati. L`erbaggio è noto anche all`estero. Le popolazioni dell`Est europeo, ad esempio, amano il forte sapore pizzicante del Rapastrello per meglio gustare la birra; a tale scopo masticano le radici della pianta allo scopo di stimolare la sete (DE ROUGEMONT, 1990).

Notizie: - Il Ravanello Dal Raphanus sativus L., specie di origine incerta, forse ibrido fissato, coltivata e subspontanea, si sono selezionate alcune varietà orticole, tra cui il Ravanello (R. sativus L. var. sativus L. o R. sativus L. var. radicula Pers.) caratterizzato dall’ingrossamento del colletto, divenuto carnoso e edule; esso nelle diverse cultivar presenta forma, colore e sapore vari. - Il Rafano Il nome Rafano si riferisce ad una pianta mangereccia affine al Rapastrello, il Raphanus sativus L. var. niger Mill., detta anche Ramolaccio, caratterizzata dalla porzione del colletto ingrossata, carnosa e edule, sovente allungata e di colore da nero sino a bianco. Con lo stesso termine viene denominata anche la Armoracia rusticana Gaertner, Meyer & Scherb. (Cruciferae), pianta erbacea perenne con radice fittonante, allungata, carnosa, a polpa bianca e tegumento gialliccio. Si tratta di una specie ortiva, detta anche Cren o Barbaforte, coltivata nel Nord dell`Italia, la cui radice grattugiata viene utilizzata come condimento piccante. Per evitare equivoci sarebbe opportuno non utilizzare il termine Rafano, troppo generico, sostituendolo con i rispettivi sinomi sopra citati (DI VINCENZO, 1987; TESI, 1987).

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