Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

Vai a: Frontespizio - elenco -- Vai a scheda: prima - precedente - seguente - ultima

Romice scudato (Rumex scutatus L.)

Romice scudato

Etimologia: Il primo termine del binomio è il nome con cui i Latini chiamavano la pianta; esso deriva da rumex con il significato di asta, lancia, in riferimento alla forma appuntita delle foglie di molte specie. Non ha consistenza la presunta derivazione da rumen riferita alla pratica che i Latini avevano di masticare le foglie dell`erbaggio. Il secondo termine allude alla forma delle foglie simili a uno scudo.

Descrizione: Pianta erbacea perenne, suffruticosa alla base, caratterizzata da fusti striscianti e rami ascendenti, lunghi fino a 60 cm, con foglie carnosette, cuoriformi, le inferiori lungamente picciolate. I fiori, riuniti in pannocchie terminali lasse, sono poligamo-monoici, penduli, con perianzio formato da due verticilli di 3 segmenti sepaloidei, di colore verdastro, screziati di rosso, gli interni persistenti nel frutto, i fiori maschili con 6 stami ad antere gialle, i femminili con ovario unico, trigono e 3 stili. Il frutto è un achenio provvisto di 3 ampie ali membranose, rossastre, a margine arrotondato. Tutta la parte aerea della pianta contiene discrete quantità di ossalato acido di potassio, responsabile del gusto acidulo, astringente.

Ambiente: Il Romice scudato si rinviene in tutte le zone montuose dell’Italia, dove cresce sulle rocce, i ghiaioni e i vecchi muri, soprattutto su terreno calcareo. Sull’Etna, a quote più alte, dai 1750 m fino ai 3000 m di altitudine, si rinviene una forma endemica, la forma aetnensis, tipica delle sciare e delle sabbie vulcaniche, caratterizzata da un portamento ridotto, con foglie pubescenti, cuoriformi-rotondate, arrossate e pannocchia meno ramificata (POLI, 1991).

Parte utilizzata: Sono considerate eduli le giovani cime degli steli arrossati e succosi con le foglie carnosette.

Uso: Le popolazioni etnee usano staccare le cime del Romice scudato e masticarle per gustare il succo leggermente acidulo. Tale pratica è fatta più per passatempo che per scopo alimentare, anche se la linfa della pianta ha un ottimo effetto dissetante. Un`abitudine simile è praticata, soprattutto dai ragazzi, anche per l`Acetosella (Oxalis pes-caprae L.), specie della famiglia Oxalidaceae, a fiori gialli sorretti da un lungo peduncolo succulento; la pianta, chiamata in dialetto Acitazzu, è assai più acida del Romice, avendo un maggiore contenuto di ossalato. In alcune località etnee le cime del Romice si impiegano anche per insaporire le insalate.

Commercio: Nessun riscontro né notizie in merito.

Diffusione: In varie parti d`Italia e d`Europa, il Romice scudato è apprezzato in cucina per il suo gusto acidulo e rinfrescante, molto più che nel nostro territorio. Particolarmente nota è una zuppa tipica della Francia, in cui esso si unisce al pomodoro e al brodo di pollo (BONAR, 1990). Generalmente si usano, come da noi, i nuovi getti, ma in passato venivano considerati eduli anche i fusti striscianti; questi venivano essiccati e adoperati, dopo averli torrefatti, come surrogato del caffè.

Notizie: - Le altre Romici Se il Romice scudato è considerato commestibile, nel resto dell’Italia lo sono ancor di più alcune specie congeneri, particolarmente l`Acetosa o Erba brusca (Rumex acetosa L.), la Romice acetosella (R. acetosella L.), il Lapazio (R. crispus L.), l`Erba pazienza (R. patientia L.) e la Romice comune (R. obtusifolius L.); nel nostro territorio, però, queste specie non vengono raccolte, sebbene siano presenti in estesi popolamenti ad eccezione del R. obtusifolius, che è peninsulare, e del più raro R. patientia. Si noti come, nelle specie appena citate, il secondo termine del binomio scientifico sia femminile in alcuni casi e maschile in altri; ciò si deve al fatto che il genere grammaticale di rumex è promiscuo (ERNOUT-MEILLET, 1967).

Ricette: Insalate Linfe