Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

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Strigoli (Silene vulgaris (Moench.) Garcke ssp. angustifolia (Miller) Hayek )

Strigoli

Etimologia: Il primo termine del binomio ha un`etimologia controversa. Secondo alcuni discenderebbe da Silenòs, nome dato nella mitologia greca ad un essere semidivino, compagno del dio Dioniso e padre dei Satiri, per metà uomo e metà cavallo, con ventre rigonfio, in riferimento al calice fiorale della pianta, che si presenta panciuto; secondo altri deriverebbe dal greco sialon = saliva, muco, per la sostanza bianca e appiccicosa presente nel fusto e nel calice fiorale di molte altre specie dello stesso genere (ad es. Silene italica (L.) Pers.); secondo altri ancora discende da Selene = luna, in allusione a quelle specie del genere che aprono i fiori di notte. Il secondo termine deriva dal latino con il significato di comune, per l’ampia distribuzione della specie.

Descrizione: Pianta erbacea perenne, glabra, caratterizzata da fusti cespitosi e legnosi alla base, articolati con nodi ingrossati, che seccano quasi del tutto durante la stagione calda. Le foglie sono opposte, in corrispondenza dei nodi, carnosette, lineari-lanceolate, di colore verde pallido; se stropicciate tra le mani, esse emettono un particolare crepitio o sfrigolio (da qui il nome volgare Strigoli), simile a quello prodotto stropicciando le foglie della Verza o Cavolo cappuccio (da cui il nome Verzuli). Sul finire della primavera, si sviluppano gli scapi alla cui sommità si formano i fiori, penduli, su peduncoli flessuosi, riuniti in cime, caratterizzati da un calice subcilindrico, rigonfio, con nervature verdastre, che ricorda una minuscola brocca o un palloncino fessurato, da cui il nome dialettale Cannatedda ('cannata' = brocca) e quello volgare Bubbolini; il bubbolo, infatti, è il noto sonaglio ('ciancianedda') di ottone sferico e fessurato.

Ambiente: Gli Strigoli sono comuni su tutti i versanti del vulcano, dove crescono nei luoghi incolti soleggiati, presso i muri a secco dei coltivi e nelle sciare.

Parte utilizzata: Si raccolgono le cime dei nuovi getti con i ciuffi di tenere foglie, che si formano dall`autunno alla primavera. Questi getti (spicuneddi) vanno prelevati prima della formazione degli scapi fiorali. Anche le foglie presenti sugli scapi sono buone da mangiare, raccolte quando sono ancora tenere. L’asportazione dei giovani getti non danneggia la pianta la quale, essendo perenne, si rinnova in continuazione e con facilità, fornendo così i suoi prodotti per tutta la stagione propizia. Gli Strigoli possono essere confusi con un’altra pianta simile nell’aspetto cespuglioso, nella forma delle foglie, nell’habitat e nel periodo vegetativo; si tratta della Valeriana rossa (Centranthus ruber (L.) DC.) detta in dialetto 'Sapunara'. Questa pianta non rientra nella tradizione gastronomica etnea, mentre nell`Italia centro-settentrionale e all’estero è considerata un ottimo erbaggio mangereccio.

Uso: I getti novelli degli Strigoli sono una delle verdure più conosciute nella tradizione fitoalimurgica del nostro territorio, una vera leccornia anche per i palati più raffinati. Si usano lessati come componenti delle mesticanze, alle quali conferiscono un tono particolare, ma principalmente essi vengono sbollentati in acqua, mescolati alle uova sbattute con aggiunta di formaggio pecorino e pepe, quindi fritti sotto forma di polpette.

Commercio: Pur essendo una verdura assai ricercata, gli Strigoli non hanno un mercato attivo; raramente si rinvengono presso gli erbaioli ambulanti, lungo la strada provinciale Viagrande-Zafferana.

Diffusione: L`uso alimentare delle cime e delle foglie degli Strigoli ha una diffusione nazionale. Nel Bresciano si fanno cuocere con pochissima acqua in pentola coperta e si servono come contorno di salumi cotti. Nella stessa regione si impiegano per saporiti risotti magri (ARIETTI, 1974). Nel Veneto sono ricercati per zuppe, minestroni e, specialmente, per le classiche minestre di riso e fritture d`erbe. In Toscana sono consumati cotti, a guisa degli spinaci, oppure adoperati per il ripieno delle torte senesi o delle torte salate lunigiane (CORSI e PAGNI, 1979a). In Romagna si utilizzano come colorante nella pasta verde, come aromatizzante nei tortellini di ricotta e per fare le tipiche piadine. A Rimini si adoperano per preparare insalate crude, pastasciutta e ravioli.

Notizie: - Le 'scattiole' Gli Strigoli sono legati ai ricordi infantili di molte persone, specialmente quelle vissute in campagna. I ragazzi (e non solo quelli siciliani) usavano fare le scattiole con i fiori di questa pianta; si chiudeva con le dita l`apertura del calice vescicoloso che, quindi, si schiacciava sul dorso della mano o sulla fronte, producendo un sonoro scoppio, da cui i nomi volgari di Schioppettini e Schioppetti.

Ricette: Lessi Fritture