Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

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Trinciatella (Hyoseris radiata L.)

Trinciatella

Etimologia: Il primo termine del binomio deriva dal greco 'hys,-os' = maiale e 'seris' = cicoria, cioè cicoria del maiale, per indicare che la pianta è particolarmente appetita dai maiali. Il secondo termine si riferisce alla disposizione radiale delle foglie basali.

Descrizione: Pianta erbacea perenne caratterizzata da una grossa radice fittonante e da una rosetta di foglie basali, appressate al suolo e radiate, a lamina pennatosetta con 7-8 segmenti per lato a margine irregolarmente dentato, provviste sulla rachide di peli ispidi e patenti. In primavera, dal centro della rosetta emergono gli scapi fiorali, eretti ed afilli, alla cui sommità si sviluppano grossi capolini (diametro 4-4,5 cm) multiflori, con involucro cilindrico-campanulato formato da 7-8 squame lanceolate e fiori ligulati gialli, gli esterni con ligula sovente arrossata inferiormente.

Ambiente: E’ una specie comune negli incolti, nelle rupi, sui muri a secco, i bordi di strada e nelle sciare, dal mare fino a ca. 1000 metri d’altitudine.

Parte utilizzata: Gli scapi fiorali prima dell`antesi (prima di spampinari), nonché la rosetta di foglie basali.

Uso: Si tratta di una verdura minore; pur essendo, infatti, reperibile con grande facilità, non viene ritenuta commestibile dalla maggioranza della popolazione. Solo a Randazzo si hanno notizie sul consumo del suo cespo di foglie. A Ragalna e Linguaglossa, invece, si cucinano gli scapi, bolliti e conditi con olio e limone oppure come contorno di frittate; qui, come pure a Castiglione, si usa anche masticarli assaporandone il succo dolcissimo.

Commercio:

Diffusione: In Toscana e in Romagna le foglie basali sono adoperate come verdura cotta oppure aggiunte a minestre e zuppe. I fiori sono impiegati crudi nelle insalate miste. Sembra che in passato venissero utilizzate anche le radici tostate come surrogato del caffè (LONARDONI e LAZZARINI, 1993-94).

Notizie: - Su alcuni nomi volgari e dialettali I termini volgari Trinciatella e Trinette fanno riferimento alla morfologia delle foglie la cui lamina si presenta fortemente divisa ovvero “trinciata” (da cui Trinciatella) ricordando in qualche modo i merletti e le trine (da cui Trinette). La denominazione dialettale Buttuni ri gallu, invece, è utilizzata a Randazzo in allusione ad una somiglianza dei capolini ancora in boccio con i testicoli (buttuni) che vengono tolti ai galli trasformandoli in capponi.

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