Piante spontanee di interesse alimentare nella regione etnea

Salvatore Arcidiacono e Pietro Pavone

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Vitalba (Clematis vitalba L.)

Vitalba

Etimologia: Il primo termine del binomio discende dal nome greco 'Klematis' con cui veniva indicata la pianta; esso deriva dal greco 'klema' = viticcio, pianta rampicante, in riferimento al portamento sarmentoso della pianta. Il secondo termine deriva, invece, dal latino 'vitis' = vite e 'albus' = bianco, cioè vite bianca, per l’aspetto che ricorda la vite e per la presenza di fiori bianchi.

Descrizione: Suffrutice perenne, lianoso, volubili, fascicolati, lunghi fino a 15 m, e rami giovani erbacei, angolosi. Le foglie sono caduche, composte, imparipennate, con 3-5 foglioline ovali-lanceolate, lunghe fino a 6 cm, a margine talora dentato o lobato. I fiori, in pannocchie ascellari, sono bianco-verdastri, con petali ellittici, numerosi stami ed ovario formato da numerosi carpelli liberi, provvisti di un lungo stilo piumoso, persistente sul frutto. In autunno, i carpelli maturano in acheni fusiformi aggregati (poliachenio), piuttosto appariscenti e caratteristici per le lunghe appendici piumose ed argentee che li sormontano, originatesi per modificazione dello stilo persistente.

Ambiente: La Vitalba si rinviene nei boschi di caducifoglie, nonché presso i muri e le siepi, dal livello del mare fino a ca. 1300 m di altitudine, in tutto il territorio nazionale.

Parte utilizzata: Si raccolgono per uso alimentare le parti terminali dei getti teneri e succulenti (cimi î taddi), un po’ ramose con foglioline ancora abbozzate

Uso: Come molte altre specie della famiglia Ranunculaceae, la Vitalba contiene, soprattutto nelle foglie, diversi principi tossici ed irritanti, quali l’alcaloide clematina, diverse saponine, glucosidi, resine, ecc (NEGRI, 1960). Tuttavia, nelle porzioni eduli, ovvero nei getti ancora giovani, tali sostanze sono presenti in quantità poco rilevanti; per di più, esse perdono gran parte della loro tossicità denaturandosi al calore. Si consiglia, pertanto, di sbollentare i teneri germogli prima di consumarli, anche se, talora, essi vengono mangiati direttamente saltati in padella o persino crudi in insalata. E’, comunque, preferibile non eccedere nel consumo. Nelle località in cui la pianta è apprezzata come erbaggio, i getti della Vitalba si cucinano lessi, soffritti in padella come gli asparagi oppure come ingrediente nelle frittate. Hanno un sapore che varia tra l`amarognolo e il saligno.

Commercio: Nessun riscontro, né notizie in merito.

Diffusione: I giovani getti della Vitalba sono conosciuti e consumati come verdura in tutta l’Italia.

Notizie: - Le liane resistenti Sembra che in passato, a Linguaglossa, le liane di Vitalba venissero adoperate come corde per le campane delle chiesette rurali in sostituzione di quelle di canapa, più pregiate e costose. Al di fuori del nostro territorio, i tralci di questa pianta venivano utilizzati, e forse lo sono tuttora, per intrecciare cesti, panieri e altri oggetti (come da noi si usano la canna e l`olmo). - Impiego vescicatorio Il succo ricco di sostanze irritanti, contenuto nelle porzioni mature della Vitalba, trovava in passato un singolare impiego, però assolutamente sconosciuto nel territorio in esame: i mendicanti si procuravano con esso ulcerazioni sul dorso delle mani allo scopo di impietosire i passanti. Tale succo, infatti, avendo proprietà revulsive, provoca la comparsa di vesciche e piaghe (CORSI e PAGNI, 1979a).

Ricette: Insalate Lessi Soffritti Frittate