Catalogus plantarum

Cenni storici

a cura del dott. Rocco Russo

Il Bosco di Santo Pietro si trova nel territorio di Caltagirone a circa 20 Km. a Sud-Est della città ai confini fra le province di Catania, Ragusa e Caltanissetta. È la più ampia area boschiva naturale oramai esistente nella Sicilia centro-meridionale, ma piccola parte residua, oggi, di una vastissimo territorio boschivo compreso all'interno del Demanio comunale di Caltagirone.

Esso è quanto rimane, dopo secoli di usurpi e disgregazione del vasto Feudo detto di Fetanasimo che la tradizione, narra, concesso (assieme con quello di Camopietro) dal grande Conte Ruggero il Normanno, ai Caltagironesi per averlo aiutato nella conquista della Rocca di Judica quasi mille anni fa.

Da allora, può dirsi, i destini della città e dei suoi "tenimenti" corrono paralleli nel corso della storia, con alterne vicende, fino ad oggi. Fra gli archetipi e la memoria storica di questa città il Bosco di Santo Pietro, indubbiamente, ha un posto preminente o almeno lo ha avuto fino a quando, è stato importante per i diritti, gli introiti e gli usi civici che ne derivavano e su cui la comunità lucrava o traeva mezzi di sostentamento.

La Baronia di Fetanasimo vasta quasi trentamila ettari conteneva questo grande polmone verde, di notevoli risorse economiche, per allora, esteso fin quasi a lambire le mura della città. Ma nel corso dei secoli il Feudo/Bosco ha seguito negli smembramenti e nei ridimensionamenti la grande baronia. Dalle migliaia (chi scrive di oltre ventimila, chi la metà) di ettari originari si è passati ai cinquemila della fine dell'Ottocento. L'evento che nel nuovo secolo ne ha determinato l'ulteriore ridimensionamento e decadimento è stato l'assegnazione di terre fatte a più riprese dal Comune a favore dei contadini senza terra. Tali assegnazioni, chiamate quotizzazioni, sono state, nel corso del XX Secolo, tre, ed hanno interessato oltre 2000 ettari dell'antico feudo.

Fino a quando il bosco, ha avuto una sua valenza "produttiva" quanto se ne conservava, veniva preservato, difeso e coltivato. Col modificarsi dell'economia ne è diminuita l'importanza e l'interesse che ne hanno accelerato il degrado fino ad oggi.

Purtroppo da qualche decennio anche la piaga degli incendi ha contribuito a renderlo quello che oggi appare: circa duemila ettari coperti solo a macchia di leopardo dalla vegetazione originaria tipicamente mediterranea fatta principalmente da sughere ed oleastri e sottobosco di erica, timo e lentisco fra gli altri.

Eppure nonostante tutto, quanto ne rimane, è un prezioso scrigno naturalistico ricco di varietà vegetali ed animali che rappresenta un ecosistema importante ed insostituibile, oggetto, ancora oggi di studio e ricerche.

Patrimonio quindi da conservare, difendere e far conoscere ad ogni costo. Tant'è che, col risveglio di interesse che si è avuto nell'ultimo decennio per le risorse naturalistiche e per l'ambiente, già nel 1991 è stato incluso nel Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve naturali della Regione Sicilia ed ultimamente, con decreto del 1999, è stato costituito in Riserva Naturale Orientata, per una superficie complessiva di oltre seimila ettari.

Ma già da alcuni anni tanto l'Ente locale quanto alcune associazioni che si occupano di problematiche ambientali ed istituzioni scientifiche hanno messo in opera piani, iniziative e progetti atti a rivalutare, conservare, accrescere e far conoscere e fruire il Bosco, nell'intento di riallacciare quel rapporto millenario di simbiosi fra la città di Caltagirone ed il suo Bosco che il corso della storia aveva allentato fin quasi al distacco definitivo.

E questo non solo per ragioni "sentimentali" o di retorica della storia locale ma per un più umano e corretto ripristino di valori archetipi e per la necessità, più che mai presente nell'oggi, di rifare dell'ambiente naturale che ci circonda una entità viva, partecipe dei destini della comunità umana e quindi con la sua importanza, con le sue esigenze, i suoi problemi; con le sue correlazioni ed interrelazioni sociali.

Ed anche questo contributo di conoscenza vuole essere metafora di una gradito ritrovarsi, di un ritorno. La stretta di mano per una pace di nuovo fatta.